Il bollettino …

Dall’uscita dei primi due numeri di questa rivista ad oggi, non vi sono state in campo legislativo notizie e sviluppi eclatanti o molto interessanti da raccontare. Degno di nota il grosso impegno dell’APTPI con l’annuale meeting di Arezzo e la riunione svolta in Toscana, alla quale non abbiamo potuto nostro malgrado essere presenti, ma sui quali contenuti abbiamo dialogato via e-mail con i funzionari della Regione stessa. Il tutto alla luce delle considerevoli similitudini d’intento riscontrate con il corso proposto da ENAIP e ATWA già nell’aprile 2005 approvato dalla Regione FVG, ma ancora in attesa di essere finanziato dalla Comunità Europea.

Detto ciò ci sentiamo in dovere di evidenziare quanto segue. Le figure professionali del tatuatore e del piercer, professioni che sebbene siano completamente diverse e distinte nella tipologia di lavoro svolto, sembrano essere indissolubilmente “legate” a causa di una per niente sensata e poco felice circolare ministeriale del 1998, continuano ad essere nel mirino della stampa nazionale, compromettendo agli occhi dei lettori, la serietà delle rispettive professioni. Immagini messe a “rischio” da un’informazione e da un certo tipo di stampa che divulga la “notizia” senza badare alle conseguenze derivate dalla, non sempre onesta, ne imparziale, ne competente, interpretazione della stessa. Così la categoria “tatuatori e piercer” viene puntualmente tirata in ballo quando accadono delle disgrazie, delle infezioni, delle problematiche. Passano invece del tutto inosservate, perché non fanno notizia, le prove, quando ci sono, che scagionano l’una o l’altra categoria da qualsivoglia responsabilità in merito a tale o talaltro evento. Ci può “sollevare” il fatto che questo malcostume varca gli oceani: giunge dalla vecchia “libera” America, la notizia di un giudice californiano che ha portato in aula giudiziaria niente di meno che Superior e Spaulding (aziende leader nella produzione di forniture e di colori per il tatuaggio).

I medici d’oltreoceano sostengono che una possibile causa di catastrofi, tumori, aborti etc. etc. sia imputabile ai pigmenti e alle sostanze tossiche contenute nei colori da tatuaggio. Non si fa assolutamente accenno a quale sia la “dose” oltre la quale tali possibile disgrazie possano ragionevolmente verificarsi e si rimane in un limbo di “generica preoccupazione” che probabilmente non mi farà dormire serenamente per il resto dei miei giorni. Quando leggo simili articoli, scritti in toni decisamente allarmistici, penso che sono senz’altro sane e prive di effetti collaterali le carni dei Mc Donalds, gli inquinamenti atmosferici e dell’acqua nonchè tutti i veleni dei prodotti farmaceutici, per non parlare degli esperimenti nucleari. Potrò essere anche di parte, sarò pure molto fortunato, ma ricordo che sotto la mia pelle, ci sono i pigmenti del colore con cui si dipingeva il muro di casa, tatuati a mano 30 anni fa, in condizioni igieniche da “brivido”, che non hanno dato mai alcun problema di nessun genere. Mi viene naturale pensare che, allora, una mela aveva un sapore, che nel mare ci si poteva tuffare, che l’aria la si poteva respirare. Ognuno è libero di usare il proprio cervello e di credere a ciò che vuole.

Veniamo ai fatti di casa nostra: Dopo gli articoli di Panorama in merito a quanto sovra esposto con toni da definire perlomeno di grande allarme, arriva su Repubblica, sempre con analoghi toni, un’altra chicca: l’esercito dei pentiti! Affermazioni del tipo: un’ora per farlo un anno per toglierlo!!!
Dopo varie considerazioni che spaziano su: casalinge, ragazzine, galeotti, aspiranti carabinieri, tossicodipendenti, amori infranti e vip pentiti. Dopo aver parlato di costi per rimozioni 10 volte superiori al costo di un tatuaggio (con quale metro di misura?) senza voler nemmeno citare, affrontare o approfondire le conseguenze ed i risultati di dermoabrasioni o di altre tecniche di rimozione, laser inclusa. Dopo non aver ricordato al lettore che un serio professionista del tatuaggio ha un suo codice etico che lo “obbliga” ad informare il cliente su tutta una serie di argomentazioni. Che tra queste si parla dell’ indelebilità del tatuaggio, che lo si sconsiglia a chi manifesti intenti di arruolarsi in qualsivoglia arma (nemmeno mi sfiora il pensiero di entrare nel merito del pregiudizio alla radice di questa norma), a chi richiede nomi di fidanzate, mogli e affini, a chi lo chieda in parti del corpo “estreme”, a chi sia minore nonostante il consenso dei genitori, a chi può apparire condizionato da terze persone e caso dopo caso l’elenco potrebbe non finire più. Dopo non aver ricordato che esisterà anche qualche anima felice del proprio tatuaggio, un medico conclude sentenziando: il modo migliore per cancellare un tatuaggio è non tatuarsi. Evito ulteriori, illuminanti quanto l’affermazione sovra citata, commenti…

Lo ripetiamo da anni: il tatuaggio non è cosa per pentiti di alcuna natura, non è una moda, non si rimorchia di più con o senza e che lo abbia Bobo Vieri o il signor Rossi non ha importanza alcuna. Altra cosa è vivere il mestiere del tatuato o del tatuatore, per farlo occorre innanzi tutto essere uomini, come in ogni altro aspetto della vita. Ciliegina sulla torta: ancora inchiostro e molte altre pagine di illustri quotidiani italiani vengono riservate alla nuova criminale di turno finalmente colta con le mani nel sacco, condannata per aver tatuato una minore (senza consenso dei genitori!!!). Tengo a precisare che nessun professionista, di questi tempi, tatuerebbe un minore e che sanzionare i responsabili è senza dubbio una cosa giusta. Il fatto è che non conosciamo i fatti, ne come si svolti, ne se la minore potesse sembrare una trentenne, ne se ha dato o meno un consenso firmato con dichiarazioni non veritiere. Al di là di tutto ciò, di quanto accurate siano state le indagini, della serietà ed onestà dei giudici e della “giusta” condanna, sembra che l’opinione pubblica tenda a scordare che in ogni caso si tratta, vista l’alta percentuale di “tatuati” nel mondo ed in Italia, di una eventuale ed ipotetica “mosca bianca”. Ma la carta si lascia scrivere ed invece di farci sapere che fine ha fatto Tanzi, la Cirio, e come si spendono i soldi delle nostre tasse, o l’elenco dei deputati condannati per varie tipologie di reati (si trovano su internet), continuiamo ad essere descritti, dopo più di dieci anni che chiediamo a gran voce un’ appropriata normativa, come una categoria malsana di “mostri” che di certo non siamo mai stati.

Concludo ripetendo il mio pensiero di sempre: il tatuaggio oggi fà notizia, ne parlano tutti ognuno con il suo grado di intelligenza e con la sua preparazione in materia, quando leggete articoli di un certo tipo….usate il cervello!!!

Scarica l’articolo (.pdf): ATWA Il Bollettino - La Voce dell’Associazione

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