Cristian - Sacrum Cor Tattoo studio - Zanè (VI)
antiche fiabe e leggende; alcune sono originariamente giapponesi, mente altre volte derivano da quelle di un’altra grande e più antica cultura: quella cinese. Un elemento comune, molto usato nelle arti figurative di entrambi i paese e che più di altri ha sempre attirato la mia attenzione (proprio nel ranshô) è il drago, chiamato tatsu (o anche ryû) in Giappone mentre prende il nome di long o luhng, rispettivamente nel nord e nel sud della Cina. Anche in occidente il drago è un simbolo comune, ma è spesso rappresentato in maniera molto diversa da quello orientale; per gli antichi celti il drago rappresentava l’esercito e due draghi contrapposti venivano dipinti sui foderi delle spade; per esempio il padre di Artù, Uther Pendragon significava Uther “grande drago”, quindi “dal grande esercito”, indubbiamente un capo militare. Il nostro drago, specialmente dal periodo medioevale, è tipicamente rappresentato con grandi ali, aggressivo e “sputafuoco” ed è, assieme al serpente, adottato dalla chiesa
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cattolica come simbolo del male e del demonio, tanto che San Giorgio è diventato tale proprio per aver “sconfitto il drago”. È strano però, perché l’unico animale reale che in natura assomigli al drago è il proteo, un animaletto bianchiccio e cieco che vive nuotando nell’acqua, nella profondità delle grotte, anche in Italia. Diversamente dalla quella occidentale, la tradizione orientale vuole che il drago sia legato proprio all’acqua (quindi indirettamente all’agricoltura); lo immaginano senza ali, sia nuotare in mari, fiumi e laghi, sia volare fra le nuvole da dove dispensa la benefica pioggia, ma attenzione a non farlo arrabbiare altrimenti egli potrebbe
Stefano Marchesini - Apelles Tattooing - Bologna
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Questo articolo è stato pubblicato il Venerdì, 17 Agosto 2007 alle 21:21 e classificato in Simbologia.
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